Emma Castelnuovo: il mio omaggio

Oggi sarebbe stato il suo compleanno… 101 anni! Sto parlando di Emma Castelnuovo.

Su di lei si è scritto e detto tanto, dal suo metodo innovativo di fare matematica a tutte le sue pubblicazioni, di cui molte di carattere didattico.

Il mio modesto omaggio, invece, sta nel ricordare un estratto di una conferenza del 1975, che ritengo attualissimo:

“Motivazioni per lo studio della matematica”

“Si dice sempre, a proposito di qualunque discilpina, che l’allievo ha interesse a studiare un dato argomento se ne è motivato; una forte motivazione gli permette spesso di comprendere dei concetti astratti che altrimenti, presentati <<a freddo>>, avrebbero costituito delle difficoltà insormontabili”.

Bene!! Cosa motiva uno studente??

 La risposta più significativa che ci dà Emma Castelnuovo è che dipende dall’età degli studenti a cui ci si rivolge; ad esempio, considerando una fascia che va dagli 11 ai 15 anni, le sue proposte possono derivare da :

  1. fenomeni della realtà;
  2. giochi;
  3. generalizzazioni.

“La realtà ci obbliga a osservare, a sperimentare, a confrontare, a raccogliere dati, a fare statistiche, a pensare in termini di probabilità; in una parola, a matematizzare“.

1. Tra i fenomeni della realtà, viene considerata l’architettura: alla base di ogni opera architettonica, ogni elegante soluzione tecnica, c’è una matematica che regola gli aspetti funzionali (equilibrio, resistenza…). L’idea suggerita è quella di partire dall’opera per legarsi alle trasformazioni affini o la teoria dei baricentri.

 

2. “In tutta la storia della pedagogia si è riconosciuto al gioco il più grande valore formativo: il gioco è ritenuto essenziale per lo sviluppo delle qualità morali e intellettuali del bambino“.

Un bambino, ad esempio, può giocare a far giocare un calcolatore a dama e così si renderà conto che deve analizzare tutti i casi che possono accadere; quindi il bambino deve avere un pensiero logico e sviluppa un’intelligenza ipotetica-deduttiva.

Talvolta, “il gioco matematico conduce a una vera evasione dalla realtà, e anche per questo si è motivati a giocare.”

3. Il punto secondo Emma Castelnuovo è: come provocare l’attitudine a generalizzare?

L’esempio da cui parte è il teorema di Pitagora e procede su vie differenti:

  • passando a un triangolo qualsiasi, c’è una proprietà analoga?
  • cosa accade se sui lati si costruiscono figure diverse dai quadrati?
  • se si cambiano gli esponenti? (non più i quadrati…)

Veramente si potrebbero fare tante e tante considerazioni in merito!!

Al di là dei suggerimenti molto validi, mi è piaciuta molto l’attenzione posta su quello che può accadere se… quindi su una sorta di dinamismo che suscita la curiosità e invoglia a trovare risposte.

Il problema si trova in una tavoletta babilonese del 1800 a.C.: “Un bastone di 30 unità è appoggiato a un muro. Poi scivola di 6. Di quanto la base del bastone si allontana dal muro?”

E se scivola di… 1…3…5…?

“Graficando” tutti i casi si vede una curva nata dalle posizioni occupate dal bastone, inviluppata da tutte le rette: l’asteroide!!

Sarà che la geometria mi affascina tantissimo, ma trovo una tale poesia in tutto questo!! …no?!

D’altra parte, “nessun matematico può essere completo se non ha anche qualcosa del poeta” (Weirstrass)

 😀

 

Puoi leggere qualcuno dei suoi libri, che puoi trovare qui.

 

Grazie di aver condiviso il tuo tempo nella lettura delle mie parole. Un altro minuto ti chiedo per lasciare un commento e per condividere ;P